Il rally parabolico del settore dei semiconduttori ha spinto il Nasdaq e l'SP500 su nuovi massimi storici, ma rimaniamo dell'idea che sia preferibile una asset allocation prudente con una esposizione modesta sui mercati azionari. Gli obbligazionari rischiano a loro volta un ribasso significativo, mentre il dollaro sta dando segnali di inizio di un trend rialzista che coglierà di sorpresa gli investitori.

MERCATI OBBLIGAZIONARI
I rendimenti a lungo termine dei Paesi sviluppati sono fermi da mesi in un movimento laterale, dibattuti tra i segnali di rallentamento della congiuntura globale e l’aumento delle pressioni inflazionistiche legate al rialzo dei prezzi dell’energia. L’inflazione nell’area euro è salita al 3,0% in aprile dal 2,6%, secondo la prima stima di Eurostat, e se i prezzi del Brent rimangono a lungo sopra i 100 dollari al barile è inevitabile un ulteriore aumento.
Le banche centrali iniziano a dare segnali di voler alzare i tassi, nonostante si tratti di uno shock destinato a rientrare se guardiamo ai prezzi forward del Brent: questa settimana è atteso un rialzo di un quarto di punto da parte della banca centrale australiana e la BCE, la scorsa settimana, ha rafforzato le aspettative di un aumento dei tassi in giugno.
In teoria, per i rendimenti a lungo termine dovrebbe contare di più la congiuntura in rallentamento rispetto a uno shock petrolifero passeggero, ma in pratica è da considerare un segnale tecnico che induce alla prudenza: il rendimento del Treasury decennale sta salendo lentamente e, se supera la prima barriera al 4,5%, rischia di rompere al rialzo un triangolo di consolidamento che dura da due anni (grafico in basso), il cui obiettivo è intorno al 6%.

MERCATI AZIONARI
Il mese di aprile è stato un mese eccezionale per Wall Street, con un rialzo degli indici verso nuovi massimi storici, a parte il Dow Jones, più guardingo: il rally del settore dei semiconduttori ha sostenuto gli indici, con l’ETF SOX del settore che ha guadagnato il 50% in un mese (grafico in basso).

Vari fattori però continuano a consigliare prudenza e a evitare di seguire questa fase di euforia focalizzata su pochi titoli: la scorsa settimana l’indice S&P 500 continuava a far segnare nuovi massimi, mentre era maggiore il numero dei titoli in negativo rispetto a quelli in rialzo.
Da notare poi il tono estremamente positivo tra gli investitori, segnalato dal rapporto call/put (grafico in basso da Elliott Wave International) su livelli molto elevati, i più alti degli ultimi quattro anni, così come le posizioni rialziste finanziate a margine.

Continua a dominare il tema degli investimenti nell’intelligenza artificiale e la scorsa settimana i dati sulla crescita del PIL USA hanno mostrato che i due terzi della crescita sono dovuti a questi investimenti (non-residential investments). Gli investitori però non considerano il fatto che nella seconda metà dell’anno è prevista un’ondata potenzialmente storica di IPO (tra cui OpenAI, Anthropic e SpaceX), con valutazioni potenziali che potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari, pari a circa il 16% dell’indice MSCI World IT. Questo afflusso di nuova offerta potrebbe creare un significativo eccesso di offerta per le valutazioni del settore.
Non c’è quindi motivo per mutare l’asset allocation prudente. Da segnalare la notevole negatività nei confronti del dollaro, che assicura l’inizio di una fase rialzista di medio termine che coglierà gli investitori di sorpresa.
Da monitorare poi i metalli preziosi, che dovrebbero proseguire nella fase di correzione impostata dopo i massimi di gennaio, ma che nei prossimi mesi si avvicineranno a livelli molto interessanti: quota 3.400-3.600 per l’oro spot, circa il 20% sotto i livelli attuali, livello da considerare per ricostruire le posizioni rialziste.