INVESCO: Mercati e Medio Oriente – impatto sulle asset class

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Le ultime notizie dal Medio Oriente segnalano una tregua del conflitto e la possibile ripresa dei flussi di energia e merci attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, i temi senza tempo come diversificazione, difesa e disciplina restano fondamentali per le nostre analisi degli investimenti. Di seguito, i nostri esperti degli investimenti analizzano le implicazioni del rischio geopolitico e dei prezzi energetici elevati per le loro asset class.

 

AZIONARIO MERCATI EMERGENTI

Commento a cura di Ian Hargreaves e William Lam, Co-Heads of Asia and Emerging Market Equities di Invesco

La situazione in Iran e, in generale, nel Medio Oriente comporta delle conseguenze per l'Asia e le economie dei mercati emergenti. Lo Stretto di Hormuz rappresenta un'arteria cruciale per il trasporto di petrolio e gas verso l'Asia ed è un fattore determinante dei prezzi dell'energia. Sebbene l'aumento dei prezzi energetici favorisca gli esportatori netti di energia nei mercati emergenti, per le economie asiatiche importatrici di energia la situazione resta difficile, con impatti sull'inflazione e sul contesto economico.

Il mercato petrolifero, passato da un eccesso di offerta a una situazione di offerta limitata, influenzato da colli di bottiglia, ricorda quanto rapidamente possano cambiare le narrazioni. Per noi, la lezione è l'importanza di mantenere diversificazione e flessibilità, attraverso un'esposizione a differenti aree geografiche, stili e temi. Ma anche di rimanere disciplinati puntando su nuove opportunità sottovalutate man mano che le condizioni evolvono.

A oggi, i nostri portafogli asiatici e dei mercati emergenti sono esposti al settore energico e agli esportatori netti di energia, mentre mantengono un significativo sottopeso sugli importatori netti di energia (India, Taiwan, Corea) dove riteniamo che le valutazioni riflettano un eccessivo ottimismo. Tuttavia, sebbene a marzo le azioni del settore energetico abbiano sovraperformato quelle tecnologiche di quasi il 20%, il quadro attuale appare più eterogeneo e la selezione dei titoli continua a essere cruciale.

 

AZIONI GLOBALI

Commento a cura di Siddarth Shah, Client Portfolio Manager di Invesco

A marzo si è assistito a un brusco ritorno della paura e della volatilità in seguito all'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran e alla successiva chiusura dello Stretto di Hormuz. Il picco dei prezzi del petrolio sopra i 120 dollari USA ha riacceso le preoccupazioni sull'inflazione e la volatilità dei tassi di interesse, portando a diffuse vendite nei settori ciclici e a un acquisto aggressivo dei titoli energetici. Il netto contrasto tra una rapida de-escalation e una prolungata agitazione ha ricordato quanto rapidamente le condizioni di mercato possano cambiare quando i rischi geopolitici riemergono.

L'attenzione nel periodo è stata posta sulla resilienza anziché sul tentativo di prevedere il futuro corso degli eventi. È stato mantenuto un approccio diversificato incentrato su società di alta qualità con bilanci solidi e team di gestione consolidati. L'attività è stata misurata piuttosto che reattiva. L'esposizione al petrolio è stata ridotta laddove i corsi azionari hanno iniziato a scontare prezzi a lungo termine più elevati delle aspettative, mentre è stata ridimensionata l'esposizione ad alcune aree del settore dell'IA e dei semiconduttori, dove le valutazioni e il posizionamento sono diventati più estesi ed è aumentato il rischio di errata allocazione del capitale.

Guardando al futuro, riteniamo che le società con vantaggi competitivi durevoli rappresentino le opportunità più interessanti, in particolar modo quelle con data asset unici che possano trarre beneficio dall'IA senza richiedere ingenti investimenti di capitale. Più in generale, gli eventi recenti rafforzano la necessità di diversificazione e flessibilità. Sia la geopolitica sia la portata del ciclo di investimenti nell'IA indicano un ventaglio più ampio di possibili esiti, il che significa che un attento controllo del rischio, una disciplina nell'allocazione del capitale e la disponibilità ad adattarsi saranno elementi fondamentali per affrontare la fase che ci attende.

 

AZIONI E OBBLIGAZIONI EUROPEE

Commento a cura di Alister Brown, Senior Client Portfolio Manager di Invesco

I mercati obbligazionari si sono focalizzati sulle implicazioni inflazionistiche di uno shock della fornitura di energia. Pertanto, le aspettative sui tassi di interesse si sono mossi sensibilmente a rialzo, determinando un forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. I titoli di Stato hanno registrato vendite immediate, riflettendo l'idea che inflazione e tassi di interesse più elevati rappresentassero una minaccia maggiore rispetto a una crescita più debole, con pochi segnali di una tradizionale fuga verso la sicurezza. Da allora, i mercati dei titoli di Stato sono rimasti molto volatili. Al contrario, i cosiddetti asset rischiosi sono stati più resilienti. Sebbene le azioni e i mercati obbligazionari si siano in qualche misura indeboliti, soprattutto con il protrarsi del conflitto, il calo complessivo è stato relativamente contenuto. Gli spread creditizi si sono ampliati ma non in modo così significativo.

Il rischio di credito è stato selettivamente aumentato durante le fasi di debolezza del mercato, con aggiunte concentrate su emittenti conosciuti, dove i prezzi erano distorti e l'offerta era abbondante. Alcune di queste posizioni erano già sotto pressione prima di marzo, inclusi i settori colpiti dalla perturbazione correlata all'IA a inizio anno, come la tecnologia di consumo e i titoli legati ai dati. Altre esposizioni sono state acquisite su base idiosincratica. L'esposizione azionaria complessiva è diminuita di pari passo con il mercato, ma è stata leggermente aumentata in occasione del successivo calo. La duration rimane fondamentalmente invariata.

Nel complesso, questo contesto delinea un quadro macroeconomico più debole rispetto a inizio anno. L'inflazione rimane sufficientemente elevata da rendere i titoli di Stato e la duration strumenti di copertura inefficaci nelle fasi di risk off. Tuttavia, è probabile che le banche centrali guardino sempre più al di là dello shock inflazionistico, concentrandosi su un contesto di crescita più debole, soprattutto considerando che i mercati del lavoro stavano già mostrando segnali di indebolimento prima di marzo. Si tratta di una situazione diversa rispetto al periodo inflazionistico post-Covid del 2022-23. Attualmente non si prevede un ulteriore ciclo di rialzo. I rendimenti complessivi appaiono interessanti, sebbene gli spread creditizi rimangano relativamente compressi.

 

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