GAM - Mercato azionario EU, perché la correzione crea nuove opportunità?

{{ $t('Data') }}: {{ $tDate(article.date) }}
{{ $t(article.tipology.selectedTipology) }}
{{ $t('Categoria') }}: {{ $t(article.category.text) }}

A cura di Tom O’Hara, Investment Director European Equities di GAM

Le recenti turbolenze sui mercati azionari sono state significative, ma la dinamica osservata finora appare complessivamente ordinata e coerente con la struttura attuale dei mercati. Oggi una parte molto rilevante dei volumi di scambio è guidata da hedge fund, strategie quantitative, algoritmi e CTA, che in molte giornate rappresentano tra il 50% e il 60% del trading complessivo. Questi operatori utilizzano spesso leva finanziaria e sono fortemente esposti al fattore momentum. Quando si verificano improvvisi picchi di volatilità, come quelli recenti, tali strategie sono costrette a ridurre la leva e a ribilanciare rapidamente i portafogli.

Il risultato è un fenomeno che potremmo definire una sorta di “de-growth tecnico”: i titoli che avevano performato meglio vengono venduti e le posizioni corte vengono ricoperte. Questo è esattamente ciò che abbiamo visto nelle ultime settimane. Per noi ha rappresentato un vento contrario nel breve termine, perché anche il nostro portafoglio presenta un’esposizione positiva al fattore momentum e include diversi titoli che sono stati tra i principali vincitori degli ultimi mesi, in particolare aziende cicliche legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, al settore finanziario e a diversi comparti industriali.

Tuttavia, se si guarda oltre il movimento tecnico di breve periodo, questa fase rappresenta anche un’opportunità interessante. La correzione non è guidata da un deterioramento dei fondamentali delle aziende, ma piuttosto da vendite forzate da parte di operatori con orizzonti temporali molto brevi. In molti casi le prospettive economiche delle società restano invariate, se non addirittura migliorate.

Inoltre, gli sviluppi geopolitici recenti confermano un trend strutturale che stiamo osservando da tempo: l’ingresso in un mondo sempre più multipolare. Questo ha implicazioni rilevanti per temi come la sovranità energetica, la sicurezza delle catene di approvvigionamento, le capacità di difesa e lo sviluppo tecnologico. Più che rappresentare un cambiamento improvviso, gli eventi attuali rafforzano una direzione che era già evidente nei mesi scorsi.

Per questo motivo non abbiamo modificato l’impostazione strategica dei nostri portafogli azionari europei. Il nostro posizionamento rimane fortemente orientato verso il tema dei cosiddetti “real assets”, che definiamo con l’acronimo HALOhard assets, low obsolescence, ovvero aziende legate ad asset reali e con basso rischio di obsolescenza tecnologica. Riteniamo che questo resti il driver principale di creazione di valore nel medio periodo.

All’interno di questa impostazione abbiamo individuato alcune aree dove la recente volatilità ha creato opportunità particolarmente interessanti. La prima è il settore della difesa. Nonostante il contesto geopolitico, molti titoli del comparto non hanno registrato le performance che ci si sarebbe potuti aspettare, proprio a causa delle vendite tecniche da parte di investitori con esposizioni molto concentrate. Abbiamo quindi aumentato l’esposizione al settore, che oggi rappresenta circa il 6% del portafoglio, con un sovrappeso di circa il 4%.

La seconda area su cui abbiamo incrementato l’attenzione è quella dei servizi per l’industria petrolifera, l’oilfield services. Già prima delle recenti tensioni in Medio Oriente stavamo osservando segnali di un nuovo ciclo di crescita per questo comparto. Gran parte delle infrastrutture energetiche globali è ormai datata e richiede investimenti di manutenzione e ammodernamento. Inoltre, molti progetti offshore e deepwater continuano a offrire ritorni interessanti anche con prezzi del petrolio compresi tra 60 e 70 dollari al barile.

A questo si aggiunge un cambiamento più strutturale: l’approccio più ideologico alla transizione energetica sta lasciando spazio a una visione più pragmatica, che riconosce come i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo centrale nel mix energetico globale ancora per molti anni. In un mondo multipolare, inoltre, il tema della sovranità energetica diventa sempre più importante: molti Paesi e compagnie petrolifere nazionali stanno intensificando gli investimenti per garantire l’accesso alle risorse e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

Paradossalmente, proprio queste aziende restano tra le più sottovalutate del mercato, perché storicamente percepite come altamente cicliche e con ritorni sul capitale modesti. Oggi però molte di esse offrono rendimenti di free cash flow nell’ordine della “mid-teens” e sono posizionate per beneficiare di un ciclo di investimenti potenzialmente lungo e sostenuto.

Infine, è importante evitare una reazione istintiva tipica delle fasi di volatilità: la corsa verso i cosiddetti titoli difensivi. Spesso gli investitori si rifugiano automaticamente in settori come i beni di consumo di base o il food & beverage, ritenendo che offrano maggiore sicurezza. In realtà, guardando con un orizzonte di medio periodo, molte di queste aziende non presentano prospettive di crescita particolarmente interessanti, né livelli di valutazione attraenti rispetto al mercato.

Per questo motivo riteniamo che le fasi di correzione guidate da fattori tecnici rappresentino spesso le migliori opportunità per aumentare l’esposizione verso i veri vincitori strutturali del mercato. È un approccio che ha funzionato durante la pandemia e nelle turbolenze del 2022, e crediamo che anche questa volta possa creare le basi per performance solide nei prossimi 12 mesi.

{{ tag }}