Una narrazione diffusa tra alcuni partecipanti al mercato è che il credito agisca come una sorta di “canarino nella miniera”, con gli spread che segnalano tensioni prima che queste raggiungano i mercati azionari o l’economia reale. In questo Global Markets Daily mettiamo alla prova questa ipotesi analizzando le crisi passate. Nel complesso, troviamo prove storiche limitate del fatto che il credito abbia anticipato in modo affidabile i ribassi azionari. Più spesso, credito e azioni sono scesi insieme, anche durante la crisi finanziaria globale e la crisi del debito europeo. Nei casi in cui il credito ha effettivamente anticipato, gli episodi sono relativamente pochi e includono la crisi Russia/LTCM del 1998, lo scoppio della bolla dot-com nei primi anni 2000 e lo shock petrolifero del 2014-16. È importante sottolineare, tuttavia, che le dimensioni e la struttura del mercato globale del credito corporate sono cambiate significativamente rispetto ai primi due episodi.
Inoltre, le caratteristiche strutturali del mercato odierno potrebbero rendere gli spread a livello di indice un indicatore meno sensibile dell’avversione al rischio. Nell’investment grade (IG), i percepiti interventi di supporto da parte della Fed e della BCE potrebbero aver attenuato la sensibilità degli spread, mentre nell’high yield (HY) la qualità degli indici è migliorata. In questo contesto, gli spread del credito globale restano contenuti e non stanno inviando chiari segnali di allarme. Dal punto di vista del posizionamento, continuiamo a vedere rischi orientati verso un moderato ampliamento degli spread e preferiamo il dollaro statunitense (USD) rispetto all’euro (EUR), data la maggiore esposizione dell’Europa agli shock energetici.