La reintroduzione della volatilità dal lato dell’offerta ha portato a un rapido cambiamento: nel corso di febbraio i mercati si concentravano sul rischio di rallentamento della crescita, mentre ora l’attenzione si è spostata verso rischi di politica monetaria più restrittiva (hawkish) a seguito di uno shock energetico. Tuttavia, il rapporto sull’occupazione pubblicato venerdì ha ricordato che il contesto macroeconomico prevalente dovrebbe influenzare il modo in cui i mercati dei tassi reagiscono a un’interruzione dell’offerta.
Con il riemergere di rischi al ribasso per la domanda di lavoro, riteniamo che l’aumento delle preoccupazioni per la crescita legato al rialzo del petrolio possa estendere il modesto recupero registrato venerdì nelle aspettative sul tasso terminale.
I tassi europei e britannici sono aumentati bruscamente insieme ai prezzi delle materie prime; il riprezzamento non appare eccessivo considerando i rischi inflazionistici risultanti. Tuttavia, dato il rischio limitato di tagli dei tassi da parte della BCE, vediamo un maggiore potenziale affinché i tassi nel Regno Unito tornino a scendere in caso di de-escalation.
Le riunioni delle banche centrali in Svezia e Norvegia offriranno indicazioni sulle possibili risposte di politica monetaria agli shock energetici. Nel frattempo, i rischi di breve termine sul percorso della RBA sono orientati verso una posizione più restrittiva rispetto a quanto prezzato dal mercato, ma riteniamo che i forward a 1-2 anni in Australia siano troppo bassi.