La volatilità di un indice è una combinazione della volatilità media dei titoli che lo compongono e della correlazione tra questi titoli. Riteniamo che la distinzione tra queste componenti sia importante per comprendere alcuni aspetti delle possibili pressioni verso una maggiore volatilità del mercato azionario statunitense che abbiamo evidenziato.
Gli shock “macro” e quelli “distributivi” generano diversi tipi di volatilità, e le componenti della volatilità di un indice offrono esposizione a shock differenti in modi che possono anche compensarsi tra loro. La correlazione e la volatilità media dei singoli titoli tendono entrambe a impennarsi in presenza di shock macroeconomici, spingendo così al rialzo la volatilità dell’indice.
L’incertezza riguardo al valore dell’IA può però manifestarsi sia come preoccupazione per il valore complessivo dell’IA, sia come preoccupazione riguardo ai “vincitori” e ai “perdenti”. Il primo è un tema “macro”, mentre il secondo è un tema “distributivo”, che aumenta la volatilità dei singoli titoli ma riduce la correlazione tra di essi.
Se il mercato si preoccupa principalmente di chi riuscirà a catturare i benefici dell’IA, allora la volatilità media dei singoli titoli potrebbe rimanere elevata, mentre l’impatto sulla volatilità dell’indice potrebbe risultare più limitato. Inoltre, se livelli già elevati limitano un ulteriore aumento della volatilità media dei singoli titoli in risposta a shock macroeconomici, allora l’aumento della correlazione implicita potrebbe rappresentare la reazione più affidabile agli eventi macro.
Continuiamo a ritenere che la volatilità degli indici possa aumentare ulteriormente, ma quanto più la volatilità distributiva dominerà il quadro, tanto più la pressione al rialzo sulla volatilità a livello di indice potrebbe alla fine risultare attenuata.