L’ANALISI MACRO: PRUDENZA E GESTIONE DEL RISCHIO
Dopo aver delineato nel primo articolo l’impianto dei nuovi portafogli modello CFS, passiamo ora a collocare la strategia nel contesto macro-finanziario di inizio 2026. A gennaio i mercati obbligazionari hanno registrato movimenti contenuti, con il Treasury decennale statunitense in lieve rialzo verso area 4,25% e BTP e Bund sostanzialmente stabili intorno al 3,46% e al 2,86%. Le attese sui tassi ufficiali restano moderate sia in Europa sia negli Stati Uniti, mentre sul fronte dei prezzi si consolida un graduale ma non lineare rientro dell’inflazione: negli USA il PCE di novembre si è attestato al 2,8% su base annua, in linea con le previsioni; nell’Area Euro il tasso annuo di dicembre è sceso all’1,9% dal 2,1% di novembre.
In questo quadro, le politiche monetarie e fiscali rimangono complessivamente accomodanti, ma alcuni segnali invitano alla prudenza: rallentamento nella creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti, crescita solo moderata dei redditi reali e aumento dei rendimenti a lungo termine in Giappone richiedono un attento monitoraggio. I listini azionari hanno aperto il 2026 in modo favorevole, con nuovi massimi per l’S&P 500 e un progresso significativo per l’indice Russell 2000, mentre in Europa gli indici principali mostrano un andamento più composto, con il mercato italiano sostanzialmente in linea con quello tedesco. Le prospettive restano costruttive grazie al contributo degli utili, ma i principali rischi riguardano le valutazioni elevate di una parte del mercato statunitense e la vulnerabilità di alcuni segmenti del sistema finanziario esposti a prestiti più rischiosi e a episodici segnali di stress bancario.
Per un quadro di dettaglio sui mercati, sulle dinamiche inflazionistiche e sugli indicatori da monitorare in ottica di asset allocation, si rimanda all’articolo dedicato alla nostra Asset Allocation mensile disponibile sul sito CFS Rating.
LA SELEZIONE DEGLI OICR: QUALITA' E DIVERSIFICAZIONE
Per tradurre questa lettura dello scenario in scelte operative, l’Ufficio Studi di CFS Rating ha selezionato un paniere di fondi comuni che consenta di gestire l’incertezza senza rinunciare alle opportunità di crescita, in continuità con l’impianto metodologico illustrato nel primo articolo. Tutti i fondi inclusi nelle diverse asset class presentano un rating CFS pari a cinque stelle, il livello massimo, e si distinguono per un track record stabilmente ai vertici delle rispettive categorie, sia in termini di rendimento assoluto sia per il profilo rischio/rendimento. Per coerenza con i profili di rischio, sono state privilegiate le classi nella valuta caratteristica dell’asset class di riferimento, evitando quelle con copertura sistematica del rischio cambio contro euro; di conseguenza, l’allocazione valutaria dei portafogli segue quella delle asset class selezionate.
Per il portafoglio ESG, la selezione è stata ulteriormente affinata: sono stati considerati esclusivamente fondi che rispettano i requisiti dell’Articolo 9 SFDR, ossia prodotti con un obiettivo esplicito di investimento sostenibile e risultati ambientali, sociali e di governance chiaramente misurabil
L'ASSET ALLOCATION DEI PORTAFOGLI CFS
In continuità con il disegno strategico descritto nel primo contributo, di seguito illustriamo come la view di CFS Rating si traduce nelle allocazioni dei quattro portafogli modello. L’asset allocation strategica è definita per profilo di rischio: Fabio Massimo (conservativo) 30% azionario e 70% obbligazionario, Marco Aurelio (bilanciato) 50% azionario e 50% obbligazionario, Giulio Cesare (aggressivo) 70% azionario e 30% obbligazionario, Ottaviano Augusto (ESG) 50% azionario e 50% obbligazionario. Per ciascuna asset class è prevista una banda di oscillazione pari a ±20% rispetto ai pesi strategici, così da consentire interventi tattici in funzione del contesto di mercato, mantenendo comunque allineato il profilo complessivo di rischio-rendimento.
Il dettaglio dell'Asset Allocation e dei fondi selezionati per ciascun portafoglio è disponibile nel file in allegato.
FABIO MASSIMO – Il portafoglio conservativo
In coerenza con l’approccio “temporeggiatore” che caratterizza questo profilo, l’esposizione azionaria viene posizionata al 25%, ossia un 5% al di sotto del livello neutrale previsto dall’asset allocation strategica. All’interno della componente equity privilegiamo settori più stabili, evitando l’esposizione diretta ai comparti tecnologici più volatili. La componente obbligazionaria rappresenta il cuore del portafoglio, con un focus su titoli di Stato internazionali e su una gestione particolarmente prudente del rischio di credito tramite fondi a breve termine e strategie orientate alla preservazione del capitale.
MARCO AURELIO – Il portafoglio bilanciato
La ricerca di un equilibrio dinamico tra crescita e contenimento del rischio si traduce in un’esposizione azionaria pari al 45%, leggermente inferiore al peso strategico. In questo profilo introduciamo in modo più evidente i temi di investimento: i fondi settoriali rappresentano circa il 15% del portafoglio azionario, con una selezione mirata di strategie tecnologiche e, soprattutto, di società coinvolte nella transizione energetica, per ridurre la dipendenza dal ciclo del prezzo del greggio. La componente obbligazionaria mantiene un’impostazione solida, centrata su governativi internazionali di elevata qualità e su una gestione attenta della duration.
GIULIO CESARE – Il portafoglio aggressivo
Per il profilo più dinamico, orientato a “cavalcare” i trend di mercato, l’esposizione azionaria viene portata al 55%, con un sovrappeso significativo su titoli Growth e strategie a forte contenuto tecnologico, a scapito dei settori più difensivi come farmaceutici e beni di consumo di base. La diversificazione geografica viene ampliata includendo una quota di Paesi Emergenti sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario, con l’obiettivo di intercettare premi al rischio più elevati all’interno di un framework di controllo della volatilità complessiva del portafoglio.
OTTAVIANO AUGUSTO – Il portafoglio ESG
Ottaviano Augusto riprende una struttura di asset allocation analoga a quella del profilo bilanciato, con un’esposizione azionaria del 45%, ma interamente declinata in chiave sostenibile. I fondi settoriali sono selezionati esclusivamente tra strumenti classificati Articolo 9 SFDR, con un’attenzione particolare ai temi della transizione energetica, dell’innovazione ambientale e dell’impatto sociale misurabile. La componente obbligazionaria mantiene un’impostazione prudente, basata su governativi internazionali e fondi globali diversificati che rispettano criteri stringenti di sostenibilità, in linea con l’obiettivo di costruire un portafoglio capace di coniugare solidità finanziaria e impatto positivo di lungo periodo.
PROSSIMI PASSI
Con questa impostazione, i portafogli modello CFS sono pronti a misurarsi con la stagione delle trimestrali e con l’evoluzione del quadro politico e regolamentare internazionale. Nel prossimo aggiornamento mensile analizzeremo i primi risultati dei quattro profili, verificando la tenuta dei principali livelli tecnici e valutando eventuali ribilanciamenti tattici nel caso in cui i supporti individuati vengano violati, sempre nel rispetto dei profili di rischio definiti per ciascun portafoglio.