A cura di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco
Il mercato azionario continua a salire nonostante la guerra in Iran e le incertezze rispetto alla capacità di monetizzare gli ingenti investimenti legati all’AI; la dinamica degli utili sottostanti rimane infatti in forte accelerazione. L’intelligenza artificiale non si limita più a sostenere un ristretto gruppo di titoli tecnologici: sta diventando un vero e proprio driver di crescita del PIL e delle revisioni al rialzo degli utili aziendali di un sempre più ampio numero di settori ed industrie. Con la stagione degli utili aziendali negli Stati Uniti che ha passato il momento di picco, il 74% delle società del S&P 500 ha superato le attese di crescita.
Il mercato sembra iniziare a scontare un nuovo ciclo di business legato all’AI che parte dalla domanda di semiconduttori e dagli investimenti per l’ecosistema del cloud da parte degli hyperscaler, per arrivare ad un ciclo di nuovi ordini industriali e di miglioramento dei margini per un sempre più ampio numero di settori ed industrie. L’implicazione per la strategia di portafoglio è quella di iniziare una rotazione in uscita da vincitori del ciclo precedente, in particolare software e stile “growth” guidato da consumi discrezionali, verso i beneficiari della costruzione fisica dell’ecosistema AI, come semiconduttori, energia, chimica e infrastrutture.
La turbolenza di mercato rimane comunque evidente, molti dei rischi legati al contesto geopolitico si stanno infatti avvicinando a soglie critiche oltre le quali un eventuale scenario avverso avrebbe conseguenze esponenziali rispetto al rischio di rialzo dell’inflazione ed al restringimento delle condizioni finanziarie. La probabilità di uno scenario che porti alla stagflazione non si è ridotta.
I dati economici pubblicati la settimana scorsa ci confermano che la crescita economica statunitense risulta ancora ben sostenuta e resiliente, mentre Europa e Cina devono confrontarsi con un contesto macro più sfidante. I flussi d’investimento sui mercati azionari delle ultime settimane confermano questa lettura, con i semiconduttori americani che corrono arrivando a toccare valutazioni anche eccessive mentre i temi legati alla crescita domestica in Europa e Cina rimangono per il momento indietro.
Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso; i prezzi del greggio e dei prodotti raffinati continuano a salire, mentre le scorte vengono erose fino a livelli critici. Il potere d’acquisto per i consumatori si comprime e resta elevato il rischio di ulteriore interruzione all’estrazione di petrolio e gas nei paesi del Golfo, incluso l’Iran. Sulla scia del perdurare della chiusura di Hormuz, il sentiment delle imprese europee ha registrato un significativo peggioramento con i dati pubblicati la settimana scorsa che sottolineano il rischio di indebolimento per investimenti ed ordinativi.
La BCE intanto ha lasciato i tassi di riferimento invariati, ma ha riconosciuto che lo scenario base ormai prevede un rialzo dei tassi nella prossima riunione di giugno. Con l’inflazione core che nei tre mesi fino ad aprile viaggia a un ritmo annualizzato del 2,9% e con le aspettative di inflazione di imprese e famiglie in risalita, sarà necessario un vero e proprio shock sulla crescita per indurre la BCE a mantenere una posizione attendista nella riunione di giugno.
L’ultima riunione di Powell alla presidenza Fed si è conclusa in un nulla di fatto sul fronte dei tassi con una votazione di 8 a 4. Oltre al solito dissenso di Miran a favore di un taglio, tre governatori hanno appoggiato il mantenimento dei tassi ma avrebbero eliminato il bias accomodante ancora presente nel comunicato ufficiale. Powell ha mostrato una minore convinzione sul quadro inflazionistico, riconoscendo che una modifica del bias accomodante “potrebbe arrivare già alla prossima riunione”, evidenziando il mutamento dell’equilibrio dei rischi per il FOMC e sul tasso neutrale, almeno nel breve periodo.
Con la nomina di Warsh sono almeno tre i punti di cambiamento che arriveranno sul tavolo del comitato FOMC: l’analisi di ulteriori metriche di inflazione nel guidare le decisioni sui tassi come l’inflazione media tagliata delle componenti volatili, una riduzione graduale dell’entità del bilancio Fed ed una impostazione di fondo della politica monetaria che sia sempre più incentrata alle dinamiche strutturali di lungo periodo in termini di sviluppo tecnologico e produttività.
La BoJ ha rivisto al rialzo ed in modo marcato lo scenario d’inflazione; dopo anni di proiezioni prudenti, questo appare come un chiaro cambio di impostazione comunicativa. Il rialzo di 25bp a giugno sembra scontato, e sarà seguito da un ulteriore intervento entro la fine dell’anno. Inoltre, una ormai persistente debolezza dello yen ha innescato interventi diretti delle autorità giapponesi sul mercato valutario, producendo momenti di volatilità per la cosiddetta carry trade.