Nel contesto globale di accentuata incertezza e dispersione, più che affidarsi alle previsioni è opportuno negli investimenti privilegiare attivi più liquidi, di alta qualità, capaci di resilienza in una varietà di scenari. Questo è un mercato che premia, nel contesto di incertezza, un assetto costruito per affrontare un ventaglio di scenari. I rendimenti più alti dell’obbligazionario, l’ampliarsi della dispersione e l’aumento della volatilità determinano un contesto favorevole per la gestione attiva quando i portafogli sono volti alla liquidità e alla flessibilità.
Le recenti turbolenze sui mercati azionari sono state significative, ma la dinamica osservata finora appare complessivamente ordinata e coerente con la struttura attuale dei mercati. Oggi una parte molto rilevante dei volumi di scambio è guidata da hedge fund, strategie quantitative, algoritmi e CTA, che in molte giornate rappresentano tra il 50% e il 60% del trading complessivo. Questi operatori utilizzano spesso leva finanziaria e sono fortemente esposti al fattore momentum. Quando si verificano improvvisi picchi di volatilità, come quelli recenti, tali strategie sono costrette a ridurre la leva e a ribilanciare rapidamente i portafogli.
Secondo il rapporto annuale Buyback Watch – parte dello studio Capital Group Global Equity Study – nel 2025 i riacquisti di azioni proprie a livello globale hanno raggiunto un nuovo record. Le società hanno riacquistato 1,46 mila miliardi di dollari delle proprie azioni, con un aumento dell'8,4%, pari a un incremento di 113 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente.
Nessuna singola asset class è in grado di offrire protezione sempre e in ogni scenario. Nemmeno l’oro, che pure conserva valore nel lunghissimo periodo, garantisce difesa costante in orizzonti più brevi. Funziona bene nelle fasi di shock e perdita di fiducia, meno in altri contesti. Non sempre l’oro è stato la miglior difesa dall’inflazione. Agli investitori andò bene tra il 1973 e il 1979, il valore dell’oro crebbe del 35% distanziando l’inflazione che correva a quasi il nove percento all’anno. Il gioco si interruppe negli anni successivi, tra il 1980 e il 1984 l’oro perse circa il dieci percento mentre l’inflazione media annua si aggirava a 6,5%. Lo stesso tra il 1988 e il 1991, il prezzo dell’oro diminuiva e l’inflazione correva al 4,6%. Il vero porto sicuro è un portafoglio ampiamente diversificato, costruito con disciplina, coerente con gli obiettivi di lungo periodo.
Goldman Sachs ha ulteriormente rivisto al rialzo le stime sui prezzi energetici alla luce del perdurare del conflitto in Medio Oriente. In particolare, prevede ora che i flussi di spedizione attraverso lo Stretto di Hormuz restino limitati al 5% rispetto ai livelli normali per un periodo di sei settimane (rispetto alle tre settimane ipotizzate in precedenza).
In questo contesto, lo scenario incorpora una persistenza più prolungata di prezzi energetici elevati, con il Brent e il gas TTF attesi rispettivamente a 80 dollari al barile e 40 euro/MWh nel quarto trimestre del 2026 (rispetto ai precedenti 71 dollari e 34 euro/MWh). Il profilo dei rischi rimane orientato al rialzo; di conseguenza, riproponiamo scenari alternativi – avverso e severamente avverso – sui prezzi dell’energia.
Sul fronte macro, rivede al ribasso la crescita dell’area euro di ulteriori 0,3 punti percentuali nei prossimi dodici mesi. L’impatto cumulato sul livello del PIL al picco sale così allo 0,7% rispetto allo scenario pre-conflitto (dallo 0,4% precedente), mentre la crescita su base Q4/Q4 si attesta allo 0,7% (dall’1% stimato in precedenza e dall’1,4% pre-conflitto).