Outlook settimanale

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MERCATI OBBLIGAZIONARI

La settimana si è chiusa con rendimenti obbligazionari in discesa: quello del Treasury decennale è finito a 4,06% (grafico in basso), quello del Bund a 2,76% e quello del BTP a 3,37%. 


L’attenzione era rivolta al report sulla disoccupazione USA di gennaio, che nel complesso è stato superiore alle attese: il dato principale ha ampiamente superato le aspettative, il tasso di disoccupazione è diminuito e i salari sono aumentati. La reazione iniziale è stata un rialzo dei futures azionari e del dollaro, e un calo dei T-note e dell’oro. Tuttavia, dopo il movimento iniziale, la reazione ha iniziato gradualmente ad affievolirsi nel resto della sessione di mercoledì.
Insieme al report sono state pubblicate anche le revisioni annuali di benchmark del Bureau of Labor Statistics: il totale delle buste paga non agricole è stato rivisto al ribasso di 862.000 unità nell’anno fino a marzo 2025, un taglio più profondo rispetto alle attese di 825.000, ma in miglioramento rispetto alla stima preliminare di 911.000. Le revisioni al ribasso ricordano che il mercato del lavoro potrebbe non essere così robusto come appare e potrebbero spiegare l’attenuarsi dei movimenti iniziali. Gli analisti sono stati inoltre cauti, ritenendo che la forza osservata a gennaio potrebbe non essere sostenibile e che la crescita dell’occupazione sia stata concentrata in alcuni settori specifici.
Le scommesse su un taglio dei tassi da parte della Fed si sono ridotte: il primo taglio da 25 punti base è ora pienamente prezzato per luglio (in precedenza giugno), ma entro fine anno restano completamente scontati due tagli dei tassi, una posizione più accomodante rispetto alla proiezione mediana del dot plot della Fed per il 2026, che implica solo un ulteriore taglio. 
Venerdì poi è uscito il dato dell'inflazione americana di gennaio in discesa oltre le attese al 2,4% dal 2,7% del mese precedente e anche l'indice Core al 2,5% ha mostrato la variazione tendenziale più bassa da inizio 2021.
Per quanto riguarda la prossima settimana lunedì è attesa la prima stima della crescita del PIL giapponese del primo trimestre e venerdì quella degli Stati Uniti oltre l'indice PCE dei prezzi al consumo negli USA per il mese di gennaio.  In settimana sono poi attesi i risultati dei survey dei responsabili degli acquisti per il mese di febbraio in Europa e negli USA.  Lunedì i mercati cash sono chiusi negli Stati Uniti per festività.

 

MERCATI AZIONARI

La scorsa settimana ha visto una notevole divergenza tra i vari mercati azionari con quelli asiatici in primo piano: la Corea ha guadagnato l'8,2% e Tokyo il 4,96% mentre l'SP500 ha perso l'1,39% (grafico in basso).


Da notare i movimenti settoriali in ogni direzione all'interno dell'indice, con i finanziari in ribasso del 4,83% e le Utilities in rialzo del 7,13%, miglior comparto degli 11 dell'SP500.  Divergenti anche gli indici europei con il Dax e il CAC positivi e Madrid e Milano in ribasso.
Anche un dato sull’inflazione USA migliore del previsto non è riuscito a impedire alle azioni di registrare la loro peggior settimana da novembre. Inizialmente i mercati sono saliti dopo che il Bureau of Labor Statistics ha riferito che la crescita dei prezzi al consumo è rallentata fino a un ritmo annuale del 2,4% a gennaio, ma i guadagni iniziali si sono dissolti nel primo pomeriggio di venerdì, con gli investitori che hanno faticato a scrollarsi di dosso i timori sul potenziale dirompente a lungo termine dell’intelligenza artificiale, che nelle ultime sedute ha colpito settori come software e assicurazioni.
L'indice SP500 si è avvicinato per la terza volta da inizio anno a quota 6782, ma senza chiudere sotto tale livello e pertanto non ci sono avvisaglie di inversione del trend rialzista, anche se l'indice è fermo da oltre tre mesi in una fase laterale e non riesce ad estendere il trend: più importante è il supporto più in basso a quota 6720.
Da notare come sia invece aumentata la volatilità e divergenza dei singoli titoli a fronte di indici praticamente invariati da mesi.

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