Outlook settimanale

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MERCATI OBBLIGAZIONARI

L'attenzione degli investitori la scorsa settimana era puntata su due dati statunitensi: la prima stima del PIL del quarto trimestre e l'indice dei prezzi al consumo contenuto nel report sulla spesa dei consumatori di dicembre: per quanto riguarda il dato del PIL con il consenso che si aspettava un +2,8% (e il modello GDPNow della Fed di Atlanta persino più alto), che sarebbe già stato un forte calo rispetto al +4,4% del terzo trimestre, il Bureau of Economic Analysis ha invece comunicato che l’economia statunitense è cresciuta solo dell’1,4% nel quarto trimestre, la crescita più lenta dallo shock dei dazi del primo trimestre 2025: il dato è calcolato annualizzando la variazione rispetto al trimestre precedente e non come variazione rispetto allo stesso trimestre del 2025.
I fattori che hanno contribuito all’aumento del PIL reale nel quarto trimestre sono stati l’incremento dei consumi e degli investimenti. Questi movimenti sono stati in parte compensati da una diminuzione della spesa pubblica e delle esportazioni. 
Nel complesso, l’economia è cresciuta del 2,2% nel 2025.  Nel trimestre i consumi personali hanno rallentato in modo significativo, passando dal contribuire per il 2,34% al PIL finale a solo l’1,58%, ovvero oltre il 100% del dato finale del PIL dell’1,42%.  Gli investimenti fissi hanno contribuito per lo 0,45% al PIL finale, in aumento rispetto allo 0,15% del terzo trimestre. La variazione delle scorte private ha aggiunto lo 0,21%, rispetto al calo dello -0,12% nel terzo trimestre.  Le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) hanno aggiunto solo lo 0,08% al dato del PIL, in forte calo rispetto all’1,62% del terzo trimestre.  Infine la spesa pubblica ha rappresentato un forte fattore negativo, riducendo il PIL del quarto trimestre dello 0,9%, una netta inversione rispetto al contributo positivo dello 0,38% nel terzo trimestre.  Tra tutti elementi, la variabile più rilevante è stata la spesa pubblica che, a causa dello shutdown del governo nel quarto trimestre, è crollata del 5,1%.
Per quanto riguarda invece la misura dell’inflazione seguita dalla Fed — l’indice core PCE — è aumentata dello 0,4% a dicembre, il valore più alto in quasi un anno. Su base annua, il core PCE, che esclude alimentari ed energia, è salito al 3%, rispetto al 2,8% di inizio 2025. 
Il rendimento del Treasury decennale non ha però reagito in misura significativa e ha chiuso la settimana a 4,08%: rimane fermo ormai da mesi all'interno di una trading range molto ridotta.  Quello del Bund è finito a 2,74% e quello del BTP decennale  a 3,35%.
Dal fronte macro lunedì sono attesi i risultati dei survey ISM e S&P sulla congiuntura USA di febbraio del settore industriale e mercoledì per quello dei servizi.


MERCATI AZIONARI

Anche  la scorsa settimana è proseguito il rialzo dei mercati azionari europei che hanno  fatto segnare nuovi massimi, mentre Wall Street prosegue nella sua fase laterale: l'indice SP500 ha chiuso sui livelli  di inizio novembre ed è quindi fermo da quattro mesi (grafico in basso).

La settimana dovrebbe aprirsi in leggero ribasso sulla notizia dell'aumento al 15% dei dazi da parte di Trump, ma l'impatto di queste decisioni è sempre più passeggero, essendo in passato rientrate velocemente.

 


Il movimento laterale degli indici però è il risultato di movimenti divergenti tra i vari settori e tra i vari titoli: come si può notare dal grafico sotto riportato mentre gli azionari finanziari hanno perso il 5% da inizio anno negli USA, i titoli energetici hanno guadagnato il 23%.  Il fatto poi che l'indice SP500 SPR che pesa i 500 titoli allo stesso modo abbia sovraperformato l'indice SP5000 tradizionale mostra una performance più debole dei principali titoli del mercato.  

 

Lo stesso è accaduto in Europa dove negli ultimi 12 mesi sono raddoppiati i titoli bancari e quelli del settore difesa, mentre altri come il gigante farmaceutico danese Novo Nordisk hanno perso quasi il 50%: particolarmente debole il settore automotive e delle bevande alcoliche.
Sembra quindi che gli investitori stiano spostandosi da Wall Street ai mercati europei, e che sia aumentata la selettività tra vari settori e i singoli titoli. 
La prossima settimana è contraddistinta dalla trimestrale di NVIDIA, attesa mercoledì dopo la chiusura del mercato americano: gli analisi si attendono un aumento del fatturato superiore al 60% sull'anno precedente, a 65 miliardi di dollari: il titolo però è fermo da fine ottobre intorno ai 190 dollari.

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