Outlook settimanale

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MERCATI OBBLIGAZIONARI

L'attenzione dei mercati, la scorsa settimana, era puntata sui dati relativi ai prezzi al consumo negli Stati Uniti per il mese di maggio e non si sono registrate particolari sorprese.

L'indice generale dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 4,2% su base annua, dopo essere cresciuto del 3,8% nei dodici mesi terminati ad aprile. L'indice dei prezzi al consumo al netto di alimentari ed energia è aumentato del 2,9% su base annua, rispetto al 2,8% del mese precedente.

L'indice dell'energia è aumentato del 23,5% nei dodici mesi terminati a maggio, con una crescita mensile del 3,9%, dopo gli incrementi del 3,8% di aprile e del 10,9% di marzo.

Anche l'indice relativo agli alloggi (shelter) è aumentato a maggio, registrando una crescita dello 0,3%. Da segnalare, invece, la flessione dei prezzi di alcuni beni di consumo: arredamento e forniture per la casa (-0,42%), beni per i trasporti (esclusi i carburanti per motori) (-0,49%) e beni per l'assistenza sanitaria (-0,54%).

In sintesi, l'inflazione complessiva continua ad aumentare soprattutto a causa dell'energia, mentre i prezzi dei beni mostrano segnali di debolezza o addirittura di deflazione. Tuttavia, i costi dei servizi e degli alloggi continuano a crescere, mantenendo l'inflazione core su livelli elevati.

Il mercato obbligazionario non ha reagito in modo significativo alla pubblicazione dei dati, ma ha registrato un rialzo nella parte finale della settimana sulla notizia del raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Il rendimento del Treasury decennale è sceso venerdì al 4,48% (grafico in basso). Il Bund decennale ha chiuso al 3,00%, mentre il BTP decennale si è attestato al 3,73%.

 

 

Per quanto riguarda la prossima settimana, martedì è atteso un rialzo dei tassi da parte della banca centrale giapponese fino all'1,0%, mentre mercoledì saranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti relativi al mese di maggio.

 

MERCATI AZIONARI

L'evento principale della settimana appena conclusasi è stato certamente la quotazione di SpaceX, che ha chiuso venerdì a 160,95 dollari rispetto ai 135 dollari del prezzo di emissione. L'intero settore tecnologico ha chiuso in territorio positivo, sostenendo il Nasdaq 100, che ha guadagnato il 2,42%, mentre l'S&P 500 è salito dello 0,65%. A brillare maggiormente sono state però le small cap, con il Russell 2000 che ha chiuso la settimana a +3,90%.

Nella seconda metà della settimana i mercati sono stati aiutati anche dalle notizie positive provenienti dai negoziati tra Stati Uniti e Iran, anche se un esito favorevole sembra già essere stato scontato dai mercati, come dimostra la discesa del petrolio WTI sotto quota 85 dollari al barile nella serata di venerdì.

Positivi anche gli indici europei, con lo Stoxx 600 in rialzo dell'1,69%, mentre Tokyo ha perso lo 0,85% in attesa del rialzo dei tassi previsto per la prossima settimana. Particolarmente brillante Milano, in progresso del 3,22%, grazie soprattutto al settore bancario.

La settimana è stata però contraddistinta da un aumento della volatilità a Wall Street: l'S&P 500 è sceso da 7.483 punti in apertura di giornata a 7.237 a fine mattinata, una flessione del 3,3% in sole tre ore. L'indice è quindi sceso sotto il primo supporto, posto a quota 7.320, per poi recuperare terreno nei giorni successivi (grafico in basso). Si tratta tuttavia di un primo segnale di debolezza e una nuova discesa sotto i minimi della scorsa settimana giustificherebbe aspettative di una correzione più ampia verso quota 6.900.

 

 

Non sono mancate le notizie negative, come il blocco parziale dei riscatti del fondo di private credit BCred di BlackRock, analogamente a quanto già accaduto per quello di Cliffwater. Sono inoltre in arrivo nuove emissioni azionarie e, dopo Alphabet, è attesa anche quella di Meta.

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