A cura di Matthew J Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management
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Mentre quest’estate i mondiali di calcio prendono il via in Nord America - con una partecipazione più ampia e affollata che mai e molte squadre poco abituate al caldo torrido - potrebbe sembrare che anche i mercati stiano entrando nella più impegnativa fase a eliminazione diretta. Questo perché le società dell’S&P 500 hanno appena affrontato l’ultima stagione degli utili come la squadra favorita del torneo che supera con slancio la fase a gironi.
Con quasi tutte le società dell’S&P 500 che hanno pubblicato i risultati, i dati si sono rivelati solidi quanto un calcio di rigore di Lionel Messi. Gli utili stanno registrando il ritmo di crescita più rapido dal quarto trimestre del 2021 (+28,6%). Tuttavia, come in ogni torneo, avanzare comporta nuove pressioni: un singolo errore, una deviazione o persino una serie di calci di rigore possono decidere l’esito finale.
Con la stagione degli utili ormai di fatto conclusa, il principale motore della performance di mercato si sposterà dalla solidità dei fondamentali alla più incerta dimensione macroeconomica.
I flussi record verso il reddito fisso non segnalano un sentiment di avversione al rischio - A maggio, gli ETF quotati negli Stati Uniti hanno registrato afflussi per 185 miliardi di dollari, superando i 177 miliardi di aprile e segnando così il secondo miglior risultato di sempre. Gli afflussi del 2026 ammontano ora a 830 miliardi di dollari e le nostre proiezioni indicano il raggiungimento di quota 1.000 miliardi entro il 26 giugno.
A trainare i dati complessivi di maggio sono stati gli ETF obbligazionari, con afflussi record pari a 64 miliardi di dollari, che hanno rappresentato il 29% degli afflussi totali verso gli ETF, ben al di sopra del peso del reddito fisso sul totale degli asset in ETF, pari al 16%. Questo ha portato per la prima volta il patrimonio complessivo degli ETF obbligazionari oltre i 2.500 miliardi di dollari.
Piuttosto che segnalare un passaggio a un posizionamento risk-off, gli afflussi record evidenziano il ruolo del reddito fisso come importante motore di crescita strutturale per l’industria degli ETF e riflettono quattro tendenze di posizionamento:
Posizionamento azionario più concentrato - Mentre il reddito fisso ha beneficiato di un sostegno diffuso tra i diversi settori, i flussi verso i fondi azionari sono risultati più concentrati.
Gli ETF statunitensi, globali e dei mercati sviluppati internazionali hanno raccolto il 96% di tutti gli afflussi, una percentuale superiore sia alla quota di raccolta registrata negli ultimi 12 mesi, pari all’87%, sia alla loro quota di mercato in termini di asset, pari al 92%.
Questo evidenzia un appetito limitato per un passaggio pienamente risk-on e per allocazioni specifiche più granulari a livello regionale o di singolo Paese. Gli investitori hanno invece scelto mercati ampi per esprimere ottimismo sulla crescita. E, sebbene i mercati emergenti abbiano registrato afflussi, sostenuti dai forti rendimenti recenti e dal legame con l’intelligenza artificiale, questi sono rimasti al di sotto della loro media degli ultimi 36 mesi (+2,5 miliardi di dollari). Inoltre, gli ETF su singoli Paesi hanno registrato più deflussi (21) che afflussi (18). Ciò inverte la tendenza osservata finora quest’anno: nel 2026, 28 mercati hanno registrato afflussi, contro 15 interessati da deflussi.
La concentrazione è risultata evidente anche all’interno dei settori. A maggio, i settori hanno registrato afflussi per 9 miliardi di dollari. Escludendo tuttavia il settore Tecnologia, i settori hanno registrato deflussi per 4 miliardi di dollari.
Anche i settori ciclici (-4 miliardi di dollari) e difensivi (-1,7 miliardi di dollari) hanno registrato deflussi netti. Considerando che solo tre settori hanno messo a segno rendimenti positivi a maggio, questa scarsa profondità degli afflussi non sorprende. Tuttavia, vi è stata profondità all’interno dei flussi gravitanti intorno al settore Tech: il 72% delle esposizioni settoriali e industriali legate alla Tecnologia ha registrato afflussi a maggio.
La rotazione verso il settore immobiliare è interessante, poiché i flussi non sono sostenuti da una forte dinamica dei prezzi né da una crescita o da un sentiment robusti sugli utili. A trainare gli afflussi potrebbe essere il profilo di rendimento del Real Estate, simile a quello degli asset reali, insieme alla sua correlazione positiva con l’inflazione.
Nel frattempo, il settore Energia ha proseguito la sua serie di afflussi (+500 milioni di dollari), nonostante un calo del 6% nel mese di maggio. Gli afflussi da inizio anno ammontano ora a 12 miliardi di dollari, superando il precedente record su base annua di 11 miliardi di dollari, registrato nel 2021.
Prepararsi alla prossima fase, più guidata dalla macroeconomia - Mentre ci muoviamo verso la prossima fase, il contesto guidato dalla macroeconomia appare meno simile a una fase a gironi aperta a molti esiti e più simile a un turno a eliminazione diretta, in cui il percorso futuro dipende tanto dai rischi macroeconomici quanto dalla resilienza dei fondamentali sottostanti. In particolare, a maggio solo il 33% delle società dell’S&P 500 ha sovraperformato il rendimento dell’indice: un dato che si colloca nel 5° percentile inferiore.
Il passaggio dei titoli di giornale dai risultati a livello societario a un contesto macroeconomico plasmato dall’incertezza politica, dai conflitti geopolitici e dal mutare delle dinamiche inflazionistiche presenta rischi sia per le azioni sia per le obbligazioni. E giugno può essere un mese irregolare. Dal 1956, i rendimenti medi mensili di giugno si collocano al quarto peggior posto tra tutti i mesi dell’anno, con un rendimento medio dello 0,14% rispetto a una normale media mensile dello 0,70%.
In una fase come questa, la costruzione del portafoglio richiede equilibrio e resilienza: più come una squadra dotata di profondità, struttura e una panchina solida, che come una formazione eccessivamente dipendente da un’unica stella o da un solo stile di gioco. Sia nei mercati sia nei tornei, un singolo approccio può funzionare in determinati momenti, ma la leadership non dura per sempre.
Basta chiedere all’Italia: quattro volte campione del mondo e squadra tra le prime 15 del ranking, che ora ha mancato la qualificazione agli ultimi tre Mondiali.