04/01/2019

Molto migliori del previsto i dati dell'occupazione USA di dicembre

Secondo quanto annunciato oggi dal Bureau of Labor Statistics nel mese di dicembre l’economia americana ha creato 312 mila nuovi posti di lavoro, circa 100 mila oltre le attese.  Sono stati rivisti al rialzo anche i dati dei due mesi precedenti, quello di novembre da 155 mila a 176 mila, mentre quello di ottobre da 237 mila a 274 mila. 

Migliore del previsto anche l’aumento dei salari medi orari dal 3,1% di novembre al 3,2%.  Il tasso di disoccupazione è invece salito dal 3,6% al 3,9%. 

Secondo il survey delle famiglie il numero degli occupati è aumentato di 142 mila unità, e il balzo del tasso di disoccupazione è legato all’aumento di 419 mila unità della forza lavoro potenziale: ne segue che il numero dei disoccupati è aumentato di 266 mila unità.  Il miglioramento del mercato del lavoro ha pertanto richiamato sul mercato lavoratori che in precedenza non cercavano occupazione e l’aumento del tasso non è pertanto un segnale negativo.

Il settore della salute ha creato 50 mila nuovi posti di lavoro, seguito da quello dei servizi professionali (43 mila), da quello della ristorazione con 41 mila e da quello delle costruzioni con 38 mila, ma è stato molto positivo anche il contributo del settore manifatturiero con 32 nuovi occupati.

Particolarmente positivi i risultati del survey delle aziende, sia per il numero superiore alle attese dei nuovi occupati sia in dicembre che nei due mesi precedenti, ma soprattutto per l’aumento del 3,2% dei salari orari contro una previsione dello 0,3%.

NOTE METODOLOGICHE

I dati sulla disoccupazione americana sono quelli che hanno un impatto maggiore sui mercati finanziari, ma la metodologia di calcolo è poco considerata. Alle ore 8:30 del primo venerdì del mese il Bureau of Labor annuncia i dati sulla disoccupazione americana del mese precedente, che sono il risultato di due surveys: Current Population Survey (CPS) e il Current Employment Statistics (CES). Il primo fornisce informazioni sulla forza lavoro, occupazione e disoccupazione basandosi su un questionario diretto a circa 60 mila famiglie, mentre il secondo fornisce informazioni sull’occupazione, ore lavorate e remunerazione oraria basandosi sui dati provenienti da circa 143 aziende e agenzie governative escludendo il settore agricolo. Tale campione considerato è molto ampio, copre circa un terzo dei lavoratori americani. Per entrambi i survey vengono considerati i dati della settimana che include il 12 di ogni mese.

Nel survey CPS ogni individuo con età superiore ai 16 anni viene classificato come occupato, disoccupato o fuori dalla forza lavoro. Vengono definiti disoccupati i lavoratori che non hanno lavorato nella settimana di riferimento, ma che hanno cercato attivamente un’occupazione nella quattro settimane precedenti. La somma dei lavoratori occupati e di quelli disoccupati costituisce la forza lavoro, che esclude quindi i lavoratori fuori dalla forza lavoro. Il tasso di disoccupazione è il rapporto tra i disoccupati e la forza lavoro, mentre il tasso di partecipazione è il rapporto tra gli occupati e l’intera popolazione.

Le differenze tra i due survey sono notevoli: nel CPS vengono inclusi anche i lavoratori agricoli e i lavoratori autonomi, esclusi da CES, mentre vengono inclusi solo i lavoratori con più di 16 anni, mentre il CES non considera questa variabile.  Per finire nel CPS i lavoratori vengono considerati una sola volta, mentre nel CES un lavoratore che riceve due cedolini da due datori diversi viene contato due volte. Queste divergenze portano spesso a risultati apparentemente contrastanti tra loro come un aumento degli occupati accompagnato da un aumento del tasso di disoccupazione e viceversa. Entrambi i survey sono soggetti a notevoli correzioni per la stagionalità dei dati. Ad esempio, un fattore che ha un notevole impatto sul primo survey è la chiusura delle scuole che comporta un forte aumento della forza lavoro in giugno, e allo stesso tempo comporta una riduzione del 20% dell’occupazione rilevata nel CES che poi risale all’inizio di ottobre. Ogni mese vengono ricalcolati i dati dei due mesi precedenti per includere i dati giunti in ritardo e per effettuare i riaggiustamenti dei fattori di destagionalizzazione. Per questo motivo il dato sulla variazione degli occupati viene definita preliminare, e solo dopo due mesi è da considerare definitiva.

L’intervallo di confidenza di questa stima è del 90%, vale a dire che c’è il 90% di probabilità che la variazione effettiva sia compresa all’interno di un range definito da 1,6 volte la deviazione standard dei risultati mensili: è un valore attualmente intorno alle 105 mila unità, e pertanto se la stima è di 200 mila nuovi occupati c’è una probabilità del 90% che il vero valore sia compreso tra 95 mila e 305 unità.

Sergio Bariatti

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